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Gerry Bruno ed i Brutos

Aneddoti

Io a Gianni glielo avevo detto: “Ma che cosa ci andiamo a fare noi a casa del Re d’Italia Umberto II in esilio a Cascais!” 

E lui: “Huei guagliò, prima di tutto ci dobbiamo andare perché Lui ci ha invitato, eppoi ci dobbiamo andare anche per non fare uno sgarbo al Comm. Zanfrognini, (il nostro manager) chè se noi non ci andiamo, quello ci fa nu’ cazziatone tanto! Loro due quando erano giovani, erano amici, e si vede che al Re è piaciuta molto l’idea di ritrovare Lui attraverso noi per portargli un caro saluto, ed è per questo che ci ha invitato.” E vabbè ci andiamo, pensai io in silenzio immaginandomi già l’alzataccia che tutti noi avremmo dovuto fare alle sei del mattino a Estoril, per essere lì, puntuali, alle nove a Cascais a Villa Italia. Ma d’altra parte pensai pure che, se prima di noi a rendere visita a Sua  Maestà ci sarebbe andato Marino Marini, che a letto ci andava sempre dopo di noi alle cinque del mattino, essendo lui l’ultimo a chiudere il Carnevale in musica al locale dove tutti si lavorava, beh allora poteva andare bene così anche per noi. Ma, c’era però un altro piccolo inquietante problema che mi preoccupava assai, ed era quello che, salvo Gianni, (lui la guerra in Africa se l’era  fatta quasi tutta passando i suoi giorni  in vani tentativi di “fuga” verso casa) nessuno di noi avrebbe mai riconosciuto Sua Maestà dal suo maggiordomo o, che so, dal suo segretario particolare. L’ignoranza in materia era di così vaste proporzioni che c’era da vergognarsi ad essere vivi….Io a Gianni questo glielo avevo detto fin da principio, ma lui: “Neh guagliò, vui fate comm’ammè, accussì nun facimme figure emm…da!” E vabbè, se lo diceva lui che comunque era riuscito a tornare a casa dal fronte, e che di cose e di persone in quel periodo ne aveva viste così tante, a quel punto non c’era che una cosa sola da fare: “OBBEDIRE”!!!

E cosi, puntualissimo alle 08,55, il cancello di Villa Italia si aprì, prima, per fare uscire Marino Marini e, dopo qualche minuto, per fare entrare noi che, mezzo assonnati, vestiti di tutto punto, giacca, cravatta e cappottini blu di cachemire tutti uguali, un pò smarriti veniamo ricevuti da un solerte maggiordomo, il quale dopo essersi preso cura dei nostri preziosi cappottini, ci introduce in una grande sala, in attesa di essere ricevuti. Gianni, estasiato dalla visione dei dipinti che ornavano le pareti della sala, non proferiva parola. Aldo Maccione dopo 10 minuti di attesa incominciava a dare i primi segni di nervosismo e, mentre io cercavo di avere qualche informazione sulla Storia d’Italia da Elio Piatti chè lui di anni ne aveva 15 più di me, Jack Guerrini, mezzo addormentato sprofondato mollemente dentro una gigantesca poltrona damascata, nel sentire una porta che si apre e nel vedere una persona che attraversa la sala, nella confusione più totale gli si precipita incontro proferendo le parole:”Maestà…”non riuscendo a dire altro perché caduto rovinosamente fra i suoi piedi, vittima volontaria di Gianni che, grazie a Dio, riuscì con un provvidenziale sgambetto a fermarlo in tempo. Il segretario capito subito con chi aveva a che fare, con un sorriso maliziosetto ci fece accomodare dopo qualche secondo d’imbarazzo generale, nella sala delle conferenze. Altri quadri, arazzi preziosi, bacheche riempite di rari cimeli, tappeti persiani, un grande divano, di fronte un basso tavolo di cristallo e, ai  lati di esso, tre immense e comode poltrone regali (!?). Nell’accomiatarsi il segretario, col solito sorriso maliziosetto, ci invita ad essere pazienti che “fra poco” Sua Maestà avrà il piacere di riceverci.

Bravo Maestà—Cascais, 04 marzo 1960