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Gerry Bruno ed i Brutos

Aneddoti

Una delle ballerine , Rosanne o Maureen, non ricordo bene chi, (le dancer’s e le show girls nello spettacolo “La Parisienne” con Diana Dors e I Brutos all’Hotel Dunes di Las Vegas erano circa una quarantina…) entrò nei camerini annunciandoci che ad assistere allo spettacolo quella sera, giù in sala ci sarebbe stato niente meno che Elvis Presley! “Oh yeeea” lo aveva visto lei con i suoi occhi, e non vedeva l’ora di cominciare lo spettacolo per poterlo rivedere ancora. La notizia non mi sconvolgeva più di tanto anche se, a onor del vero, dopo aver conosciuto in quel periodo proprio a Las Vegas star’s del calibro di Paul Newman, Dean Martin, Frankie Laine e altri ancora, fare la conoscenza con il numero uno mondiale della musica  Rock dopo tutto in fondo poteva anche essere … alquanto interessante. E anche se il rock dei miei inizi era quello dei Bill Haley, dei Gene Vincent, dei Chuck Berry  per intenderci,  c’erano pure alcuni brani del suo repertorio come Blue Suede Shoes, Love Me Tender, Jailhouse Rock, Don’t Be Cruel, e anche quel # 1, che proprio in quegli stessi giorni impazzava in tutte le radio degli States, intitolato It’s Now Or Never, che mi piacevano moltissimo.

 Sta di fatto che Elvis quella sera era proprio li, e adesso anch’io lo potevo vedere, quando fra una canzone e l’altra, non dovendo fare gli occhi strabici, potevo mettere a fuoco tutto ciò che mi stava attorno. E dalla sua bocca spalancata e le lacrime agli occhi capisco subito che a Elvis i Brutos gli stanno piacendo parecchio e che, delle seicento persone che affollavano la sala era lui quello che si divertiva di più. Al rientro nel camerino i soliti commenti tipo: “Hei, ma hai visto Elvis come si divertiva”  

o “mah, chissà se avrà capito tutto quello che abbiamo detto”…e altre banalità del genere. Gli spettacoli  al Dunes  di Las Vegas erano due per sera, (come per la maggior parte degli altri Casino), uno alle 21,45 e l’altro alle 23,30. Per una lunghezza di 58 minuti l’uno, non un secondo di più, non un secondo di meno, sette giorni su sette per 365 giorni l’anno! Da sempre! (a proposito della cronometricità degli spettacoli di Las Vegas vi rimando più avanti ad un altro gustoso aneddoto dal titolo “Qui non è como l’avanti-spettacolo italiano”). Quindi, a conti fatti, fra il primo e secondo spettacolo avevamo 47 minuti di libertà che ognuno di noi poteva spendere come voleva, salvo quello di passarli ai tavoli verdi che, durante le ore di “lavoro”,  ci era vietato frequentare. Io personalmente amavo trascorrere quello spazio di tempo davanti a un drink seduto al Lounge Bar del Casino dove tutte le sere si esibivano le più famose Band di quell’epoca come: Billy Eckstain, Count Basie, Gene Krupa ecc. E così, come sempre, quella sera, dopo il primo spettacolo, mentre sto per sedere al mio solito angolino, mi si avvicina un omone alto due metri che,  molto gentilmente, mi invita al tavolo di Mr. Presley il quale desiderava conoscermi personalmente…Solo, con le sue guardie del corpo, mi dice subito che sarebbe stato anche “Very, very happy” se fossi andato a chiamare qualche “Girls” per passare “All together”  un “Little Time” per berci un “Little Drink”. Detto fatto dopo cinque minuti ero già di ritorno, oltre che con le ragazze, in compagnia di Aldo Maccione, il quale, pur non parlando una virgola di inglese, con l’intraprendenza che lo contraddistingueva, dopo cinque minuti, supportato dal mio povero vocabolario “Americano” era diventato il Jolly della tavolata. Elvis continuava a divertirsi come un ragazzino, e felice come una Pasqua continuava a firmare i Bill (gli “scontrini fiscali” come li chiamiamo noi qui in Italia) ogni qual volta il cameriere gli si presentava di fronte per chiedere:”Another Round?”In venti minuti di Round  Elvis ne aveva firmati tre e allora, a quel punto, Aldo Maccione pensò bene che di Round almeno uno avremmo dovuto offrirlo noi…e che diamine…un pò di classe! Non facciamoci sempre riconoscere. E così fu, fra la gioia  generale sino al momento di “firmare” il Bill, quando il cameriere con voce ferma e decisa ci pregava di pagare i drinks cash,  negandoci l’addebito con l’autografo sui nostri conti aperti con il Casino.

Elvis Presley—Dunes Hotel, Las Vegas 14 luglio 1960