Credo che questa sia in assoluto la storia più incredibile che mia sia mai accaduta! A ben ripensarci oggi, a distanza di 45 anni, stento ancora a crederci io stesso e penso anche che, con tutto il beneficio del calcolo delle probabilità, la cosa non potrebbe, in futuro, mai più riaccadere. La cosa avviene a Miami Beach nel gennaio del 1962 ma, per comprendere meglio questa storia inverosimile è necessario fare un passo indietro di due anni, quando io e Aldo Maccione decidiamo, in quel di Las Vegas, di prendere la patente “americana” chè quella italiana, lì negli States, valeva come il due di picche in un mazzo di 39 carte. Detto fatto una bella mattina io e il Maccione ci presentiamo nell’ufficio dell’addetto responsabile il quale ci consegna un questionario da riempire e da riconsegnare compilato nel breve tempo di 15 minuti. Una trentina di domande, tre possibili risposte, una sola delle quali quella esatta. La difficoltà maggiore per noi era quella della lingua ma, con un po’ di fortuna riusciamo a consegnare i fogli nel tempo stabilito ad un altro impiegato che, alla seconda risposta sbagliata, straccia i nostri questionari pregandoci di ripresentarci per il prossimo esame non prima di altri trenta giorni. Avevamo sbagliato tutti e due alla stessa domanda, la numero 2 che pressappoco recitava così: “Se in una discesa in montagna, con la strada ghiacciata, la vostra auto comincia a slittare verso sinistra, da che parte dovete girare il vostro volante(?!)”. Ma come, cacchio! In uno Stato dove si e no piove due volte l’anno, dove il deserto si estende per centinaia di miglia quadrate, dove la neve la fabbricano solo (oggi) per il piacere dei turisti italiani che pagano un capitale per vederla finta laggiù piuttosto di cercarsela a buon prezzo in casa propria, voi mi fate una domanda del genere? Va beh, dopo un mese esatto ci riproviamo. Stessa trafila, altre domande, altre risposte e altro stracciare di questionario errato, questa volta alla settima e nona risposta, accompagnato da un minaccioso ammonimento:”La prossima volta che sbagliate le risposte, non solo non vi daremo mai e poi mai la patente dello Stato del Nevada, ma sarà nostra premura ritirare anche quella italiana di cui siete in possesso!”. Va da se che io e Aldo, ma non solo, anche Jack Guerrini, affittate le nostre belle macchinine, guidammo comunque per lungo e per largo in tutto lo Stato del Nevada, con qualche mia puntatina personale in Arizona, per una visita al Grand Canyon, e un’altra volta, per un rinnovo di passaporto anche sino a Los Angeles in California senza che mai nessun agente ci fermasse per il ben più piccolo controllo di documenti o per rilevarci una qualsiasi infrazione al loro codice della strada. Diciamo che fummo molto fortunati… Fino a quel giorno, anzi fino a quella mattina di due anni dopo quando, sulla Collins Avenue di Miami Beach, solo al volante di una Ford Fairlaine 500 decapottabile alle 04,30 vengo avvicinato da due Police Men che a bordo della loro auto, dalla distanza di almeno 500 metri, mi avevano visto compiere un inversione di marcia in barba alla segnaletica che lo vietava nella maniera più assoluta. Mi fermo restando immobile come paralizzato nell’interno dell’auto aspettando l’arrivo di uno dei due Cap che, con un’aria poco rassicurante, mi raggiunge dopo pochi istanti. Cappello con visiera abbassata, Ray Ban specchiati, camicia attillatissima, cinturone con appesa una Colt 45 d’ordinanza, pantaloni e stivali tipo Poncharello della serie televisiva C.H.I.P.’S, guanti neri e randello a portata di mano, mi sibila “Okay! Now gimme the car’s papers and your driver licence please!” Con molta cautela estraggo le carte dal cruscotto e unitamente a quel pezzo di carta rosa che ancora noi oggi ci ostiniamo chiamare patente di guida, consegno il tutto fra le mani del poliziotto che intanto, nel frattempo, si era sfilato i guanti per redigere il verbale di contravvenzione. E mentre sta per mettere i Ray Ban nel taschino sinistro della sua camicia, mi accorgo che sul medesimo a mò di mostrina c’è ricamato il suo nome e cognome: Andy Cobetto. Un tuffo al cuore! Vuoi vedere che questo qui è un italiano o quanto meno figlio di immigrati italiani? E lui guardando la mia patente come si guarda un oggetto misterioso:”Hey Bruno tu si’ italiano? Tu sàpe che chista laisens nun è gud accà in America…tu a devi cangià, capisci.. e poi tu ai fatto un “U TURN” e io ti devo fare una Faine…però chista laisens è no gud…ma dimme, che fa tu qui, turista?